THE PASSION

Gian Marco Bragadin

Un amico, ricercatore dello Spirito, mi ha detto a proposito del film "La Passione di Cristo", : "Una cosa importante, che nessun critico ha sottolineato, è stata l'intuizione di far parlare il Cristo in aramaico, i romani in latino.
L'ascolto di quei suoni, anche se non li capiamo, rende attuale la parola del Salvatore.
Non sono i Vangeli del passato, ma ascoltando quelle frasi incomprensibili si entra nella realtà del Cristo al presente, e ciò rende il suo messaggio d'amore, il suo sacrificio, più attuale, rivolto agli uomini d'oggi, e non soltanto a quelli di 2000 anni fa.
Una dimostrazione di come la Luce, continui, attraverso la passione e la morte di Gesù, ad insegnare all'umanità la verità, la via da percorrere".

Dal primo giorno in cui ho saputo che Mel Gibson "girava" in Italia la Passione, ho temuto che ne nascesse un film alla Hollywood, patinato, come tutti quelli che abbiamo visto. Niente di tutto questo. Sono stato sempre d'accordo con la decisione del regista australiano di raffigurare la morte del Cristo, come è stata davvero: un massacro. Ma non perché fosse il Cristo. Perché la barbarie dell'uomo, e non solo a quei tempi, è capace delle azioni peggiori.
Ciò che abbiamo visto sulle torture e le umiliazioni inflitte agli Iracheni oggi, e mille altre volte ad altri uomini in altre guerre, è una "passione" che un essere umano ha dovuto sopportare, come accade da sempre. Torture fisiche e torture psichiche, sofferenze, dolori, sono tutti insegnamenti, tragici, terribili, ma insegnamenti, che gli uomini devono incontrare in una o più esperienze, per ritrovare in sè la fede e la speranza, per migliorare sè stessi.

Ciascuno di noi, chi più e chi meno, deve sopportare le umiliazioni, la fustigazione, la via dolorosa, gli scherni, la corona di spine, i chiodi, il soffocamento della croce, indicibili sofferenze, per riabilitare la propria vita, i mille errori commessi.

Anche chi non riesce a capire il perché di questo massacro, compiuto con tanta crudeltà dai romani, resta scosso dal film nella propria coscienza. E' inutile fermarsi all'orrore della tortura, al sangue, e alle dotte disquisizioni di critici e spettatori, se sia lecito mostrare una realtà così cruda.
Io dico sì, ma non per amore delle sevizie. Per amore della verità, e perché solo così si poteva creare quell'attenzione, quella curiosità, quell'interesse intorno alla Passione, che Mel Gibson, cattolico fervente, meglio di tanti altri, ha saputo creare, per dare un fortissimo schiaffo all'umanità intera. Per dirci che Cristo non è solo la più o meno antica immagine sacra che vediamo nelle Chiese e che qualche fanatico vuol far togliere da scuole ed ospedali.

Cristo, figlio di Dio, o solamente uomo per chi non crede, è un essere che è tornato per mostrarci che cosa ha sofferto e con quale fede, speranza e dignità ha saputo affrontare il suo martirio.

Cristo è tornato nelle coscienze di tutti noi con forza, attraverso il cinema, l'arte del nostro tempo, visto che tutti i Cristi dipinti nelle Chiese sono ormai silenti.
E' tornato con il suo sangue che ci è schizzato addosso nelle sale, con i groppi in gola e le lacrime che ci ha fatto sgorgare dagli occhi. Cristo è tornato ad urlare con forza "Io sono la Via, la Verità e la Vita". Ricordiamocelo. 

Ci vorrebbe un film come la Passione almeno una volta all'anno per scuoterci dall'orrore, dallo squallore e dalla inutilità delle vite che molti di noi vivono senza far nulla per migliorarsi, per evolvere, per accogliere il grande, grandissimo messaggio che il Cristo ci ha riportato con la raffigurazione della sua "Passione".


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