TOGLI GESU' DALLA CROCE

Gian Marco Bragadin

Ho un’amica che da anni si è assunta il compito di una nuova crociata. Quella della “liberazione di Gesù”, dalle migliaia di croci a cui è inchiodato. E’ un punto di vista che condivido pienamente. Infatti dovrebbe essere finito il tempo di rappresentare la morte di Cristo in migliaia di Chiese, di Crocifissi nelle scuole, negli ospedali, appeso alle catenine al collo di milioni di persone, come un cadavere penzolante.
Andrebbe sostituito con il Cristo gioioso della Resurrezione.
A volte penso: come è possibile che ritorni, che si manifesti, se dopo 2000 anni, e 2000 Pasque di Resurrezione, lo continuiamo a raffigurare morto in croce.
Come dice la mia amica:
“Togli Gesù dalla croce”.
Togli i chiodi dalle mani e dai piedi di Cristo. Non vedi che così è prigioniero da duemila anni?
Ora basta! Schiodiamolo! Liberiamolo! Tiriamolo giù dalla croce!
Alle parole la mia amica ha spesso fatto seguire l’azione.
Entra nelle chiese, acquista i crocifissi e poi a casa libera il Cristo! Non solo. Ne parla con i preti e li incita a togliere Cristo dalla croce! Qualche secolo fa la Santa Inquisizione mandava al rogo per molto meno.
Ma lei imperterrita continua la sua nuova crociata ed io sono perfettamente d’accordo con lei.
Pensate al Cristo del Corcovado in Brasile, o a quello di Lisbona sul Tago; statue enormi dove Cristo non è più un cadavere in croce, ma il Signore di tutti gli uomini che, con le braccia aperte, tutti ci abbraccia come simbolo del suo eterno ed infinito amore.
Ricordo ancora dopo tanti anni, la meravigliosa impressione che ebbi a Betlemme, quando durante una visita in Israele, entrai nella Basilica della Natività.
All’ingresso, quasi a grandezza naturale, c’era una statua di Cristo sorridente, con le braccia aperte, come per donare il suo abbraccio e il suo amore a chi entrava in Chiesa.
Che effetto meraviglioso!
Una presenza viva. Il Cristo della vita, non quello della morte.
Non c’è niente di irriverente in questo.
Nessuno nega la Passione, la sofferenza di Gesù, sceso dal Cielo e morto in Croce per la nostra salvezza.
Ma nell’epoca dell’immagine, continuare a rappresentarlo così, è come perpetrare un’immagine di morte, che non trasmette la gioia, l’ amore, che sono i veri messaggi del Signore.
Una volta una amica giapponese mi disse: “tutta la vostra cultura occidentale è ancorata a quella morte. Religione. Vita. Rapporti tra le persone. Ha condizionato la vostra società, i costumi, i comportamenti. Tutto il contrario di quello che invece è l’immagine di Buddha. Sereno, pacioso, sorridente. Come vuole che sia la nostra vita, la vita di coloro che seguono i suoi insegnamenti! Ed infatti la nostra cultura è così diversa dalla vostra!
C’è molta verità in questo.
Sarebbe necessario rappresentare Cristo almeno come è stato fatto in Sardegna, nella Chiesa della Maddalena, nell’Isola di Maddalena, (come illustrato nell’immagine), un Cristo liberato dalla croce, che si innalza, libero dai chiodi. O in qualunque altro modo. Ma non più inchiodato, prigioniero.
La sua vicenda la conosciamo tutti.
Il Catechismo e il Vangelo, la ricordano ai bambini e ai fedeli ogni domenica.
Ed anche i film, come la Passione di Mel Gibson.
Ma l’immagine, il “marchio”, potremmo dire oggi, prendendo la parola dal marketing del nostro mondo attuale, va attualizzato.
Trasformiamolo nell’immagine dell’amore.
Allora chiunque ha un Crocifisso a casa, faccia proprio questo suggerimento.
Prenda la tenaglia e lo schiodi. Lo rimetta poi al muro, senza croce e senza chiodi. E’ già un passo avanti.
Sarà capace di farlo la Chiesa?
Speriamo! Sarebbe una rivelazione epocale, che darebbe il segno del cambiamento, dello svecchiamento, della trasformazione della Chiesa.
Da un simbolo di morte, di sofferenza, di dolore, ad un simbolo di gioia, di amore. Dalla memoria di un passato terribile, alla speranza di un futuro di amore, di solidarietà, di unione tra tutti gli uomini. Un nuovo rapporto con il Divino.
Intanto possiamo cominciare a schiodarla dalle nostre menti l’immagine di quel Cristo legato, crocifisso, sofferente, morto, e sostituiamolo nel nostro cuore con il Cristo che ci dona il suo amore ed a braccia aperte tutti ci accoglie.
E’ così che tornerà. A braccia aperte. Forse scendendo da una nuvola del Cielo, come se ne era andato venti secoli fa. E sorridendo. Per insegnarci la Via, la Verità, la Vita.


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