L'INCONTRO CON IL VECCHIO SAGGIO...

Articolo di Gian Marco Bragadin

Infatti oggi in quel luogo hanno costruito un'altra enorme basilica per accogliere le masse di pellegrini che giungono sempre più numerosi da ogni parte del mondo.
Attraversai il ponticello e mi rifugiai sotto il grande cedro sedendomi tra le sue radici in posizione yoga, con la schiena appoggiata al tronco. Ero come posato su un piccolo trono di legno.
Sentivo la forza dell'albero penetrare in me e lo stato di meditazione si fece armonico e profondo. Ero lieto, completamente distaccato, sentivo che la pace di Maria era entrata nel mio cuore.
Non so quanto tempo fosse passato, quando mi sentii leccare le mani. Aperti gli occhi vidi un simpatico cucciolo di setter che mi faceva festa e dietro di lui il suo padrone, un vecchietto arzillo, con una grande barba che lo faceva somigliare ai grandi saggi cinesi.
Era francese e mi raccontò che quella era l'ora in cui ogni giorno portava il suo cane a passeggiare nel prato.
Il vecchio voleva sapere perché ero giunto a Lourdes e mi disse che a volte per, per ritrovare la speranza, non è sufficiente recarsi in un unico posto, per incontrare la grande energia che da esso emana, ma è necessario seguire un itinerario, con diverse tappe, perché in ogni luogo potremo lasciare un parte di noi stessi e prendere qualcosa di nuovo che possa aiutarci a percorrere la strada della nostra evoluzione.
Era bello parlare con questo vecchietto che dava un grande senso di tranquillità e mi metteva anche allegria. Soprattutto ogni cosa che diceva era ricca di saggezza antica.
Ci mettemmo anche a parlare dei suoi viaggi e appreso che io sono italiano, egli cominciò a decantare i luoghi che lui aveva visitato in Italia. Roma, Assisi, Loreto, Padova, da S. Antonio, S. Giovanni Rotondo, da Padre Pio. I grandi pellegrinaggi. Ma anche altri luoghi, visitati per turismo, come Palermo, Siena e Firenze, o perché vi si era trasferita un a sua figlia, come Carrara, con le sue straordinarie cave di marmo.
Lasciai il vecchietto con dispiacere, ma restai esterrefatto quando dopo poco, uscendo dal Santuario, scoprii che era assolutamente proibito far entrare cani o animali di qualsiasi tipo.
Ripensai ad ogni attimo del mio incontro con il vecchio saggio, ma non riuscivo ad accettare di aver avuto un incontro a limiti del paranormale. Quel cane mi aveva leccato per davvero e con il vecchio avevamo parlato per quasi un'ora. Eppure ricordando le sue parole sull'itinerario spirituale da percorrere, mi resi conto che avevo ricevuto i nomi di noi e luoghi dove avrei potuto incontrare la forza dello Spirito, la forza che poteva rigenerare la mia anima.
E così partii, un week-end dopo l'altro, alla ricerca delle anime dei grandi Santi che conoscevo come Francesco, Antonio, Pietro, Padre Pio e naturalmente Maria. Ma anche da coloro che non conoscevo come la grande Caterina, l'eremita Rosalia.
Restava Carrara, che avevo lasciato per ultima.
Il mattino di una domenica mi avventurai in auto su per le scoscese stradine che portano alle cave. Non c'era nessuno. Pensavo a chi avrei potuto incontrare in quel luogo magnifico e allo stesso tempo inquietante, e rivolgevo mentalmente una preghiera al mio Maestro, che io immagino sempre come un vecchio saggio cinese con un nome breve, come quello della sigla automobilistica di una provincia italiana.
La stradina continuava a salire. Il paesaggio era di un'abbagliante bellezza. Più avanti vidi che la strada era finita e là davanti c'era parcheggiata una sola auto.
Curioso di verificare chi avrei incontrato questa volta, percorsi in prima l'ultimo tratto di dura salita.
Intorno all'auto non si vedeva nessuno, ma la targa era quella con il nome del mio Maestro. Il mio lungo itinerario era finito. Ed avevo ricevuto ancora una volta un segno straordinario.

 


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