LA VITA DOPO LA MORTE SECONDO L'OCCULTISMO

(tratto da "il mondo astrale e i suoi abitanti" di G. Gangi ed. Hermes)

I più grandi Maestri dell’occultismo, tanto antichi quanto moderni, considerano la morte un fenomeno attraverso cui l’uomo si spoglia di tutti gli involucri che rivestono l’Ego, la sua parte immortale.
Il primo a “cadere” è l’involucro fisico denso, poi il doppio eterico, ed infine l’involucro astrale.
Anche dopo una lunga e dolorosa malattia, la morte fisica nella generalità dei casi non provoca sofferenze, e ciò è confermato dall’aspetto placido assunto solitamente dalle persone morte.
Al momento della morte, anche quando questa giunge all’improvviso, l’individuo vede passare come davanti ad uno schermo cinematografico tutti gli avvenimenti della sua vita trascorsa, compresi quelli di minore importanza.
Per un istante egli vede se stesso nella sua vera realtà, senza le alterazioni e deformazioni che possono derivare da adulazione o da inganno. Qualcuno ha scritto che sul punto di morte l’uomo osserva la sua vita come uno spettatore che guardi l’arena dopo lo spettacolo.
I Maestri insistono sul fatto che con la morte non avviene alcun brusco mutamento nell’uomo: egli resta esattamente come prima, con la sola differenza che non dispone più del corpo fisico. Conserva lo stesso intelletto, lo stesso carattere, le stesse virtù e persino gli stessi vizi; la perdita del corpo fisico non provoca in lui alcuna trasformazione così come non resta trasformato allorché si libera del suo soprabito.
L’idea della morte “che rende tutti gli uomini uguali” è una pura finzione poetica, in quanto nella maggior parte dei casi la perdita del corpo fisico non produce alcun mutamento nell’individuo umano, con la conseguenza che fra i cosiddetti “morti” esiste un’altrettanta varietà di intelligenze che fra i vivi.
Il primo fatto importante di cui bisogna tener conto è appunto questo che, dopo la morte, non si va a vivere una vita strana e completamente nuova, ma una vita che, sebbene in condizioni diverse, non è che la continuazione di quella condotta sul piano fisico.
All’inizio, specialmente in Occidente, molti stentano a credere di essere morti, dal momento che possono vedere, udire, toccare e pensare come prima; ma anche costoro ben presto cominciano a prendere coscienza del loro nuovo stato e a cogliere le differenze che intercorrono tra la vita astrale e quella fisica.
Per prima cosa non tardano ad accorgersi che nel mondo astrale non vi sono più né dolori né fatiche e che i desideri ed i pensieri si esprimono in forma visibile.
Un uomo che vive sul piano astrale dopo la morte, pur non potendo vedere i corpi fisici dei suoi amici o dei suoi parenti, ne vede però i corpi astrali, venendo quindi a conoscenza dei loro sentimenti e delle loro emozioni: amore, odio, gelosia, invidia, bontà, cattiveria ecc. Ne consegue che per un individuo in queste condizioni vi è una maggior possibilità di restare turbato ed influenzato dai sentimenti dei viventi, dato che adesso non c’è più il corpo fisico che attutisce le sensazioni.
Secondo quanto affermano i Maestri, molte persone appena morte possono venirsi a trovare in situazioni sgradevoli o addirittura terrificanti, perché si imbattono nelle forme pensiero create nei secoli dalle religioni o dalla superstizione popolare e da loro recepite attraverso l’educazione o l’ambiente di vita, come figure di demoni sadici e crudeli, immagini di divinità colleriche e feroci, scene aberranti di punizione o di dannazione eterna.
A detta dei Maestri, questi individui potrebbero anche trascorrere lunghi periodi di grande sofferenza prima di liberarsi definitivamente dalla disastrosa influenza di tali pensieri folli e insensati.
E’ da rilevare al riguardo che, in Occidente oggi, il danno maggiore viene compiuto dalle Chiese protestanti e dalle numerose sette operanti ai margini (l’esempio più clamoroso è costituito dalla perniciosa setta dei “Testimoni di Geova”).
Quanto alla Chiesa di Roma, con la sua dottrina del Purgatorio essa si avvicina in certo qual modo alla esatta concezione del mondo astrale, per quanto insista nel sostenere la finzione teologica della pena eterna dell’Inferno.
Per ciò che concerne la permanenza sul piano astrale dell’individuo disincarnato, i Maestri affermano che la durata media è di 20-30 anni, ma può, in casi eccezionali, essere di poche ore o di pochi minuti, come pure di secoli.
La Scienza occulta annovera tra i casi eccezionali quello della Regina Elisabetta d’Inghilterra, la quale solo di recente sarebbe uscita dal suo piano astrale, avendo trascorso tutto il tempo dopo la sua morte a compiere vani e infruttuosi tentativi per infondere nei successori le sue idee politiche e di governo.
La questione dell’intervallo tra le due vite terrene, ossia una reincarnazione e l’altra, è di per sé molto complessa, per cui non costituendo essa argomento specifico di questo nostro (peraltro breve) lavoro, ci limiteremo soltanto a qualche accenno.
Diciamo innanzitutto che la durata di tale intervallo dipende in larga misura:
-  da un lato del genere di vita condotto dall’individuo sul piano fisico
-  dall’altro dall’attitudine mentale da lui tenuta dopo la morte
sono i due fattori determinanti di ciò che gli occultisti chiamano “modo di individualizzazione”.
Ci sono ad esempio, degli Ego evoluti che si reincarnano quasi senza interruzione, sicché per essi, solo un brevissimo intervallo separa due vite terrene.
Al contrario degli uomini eminenti nel campo dell’arte, della scienza, della religione, dimostrano una generale tendenza per una vita astrale più lunga.
La vita astrale può essere diretta dalla volontà, allo stesso modo in cui può esserlo la vita fisica. Ne consegue che un uomo di volontà debole vacillante sarà nel mondo astrale lo zimbello dell’ambiente che si è creato, mentre un uomo deciso e risoluto saprà mettere a profitto qualsiasi occasione o situazione per progredire nella sua evoluzione.
Nel mondo astrale, così come nel mondo fisico, occorre lavorare decisamente se ci si vuole sbarazzare delle cattive tendenze; a questo riguardo assume un valore inestimabile un’adeguata conoscenza, anche se semplicemente letteraria, delle condizioni della vita astrale dopo la morte.
Secondo i Maestri è di grande importanza per l’uomo il comprendere che dopo la morte fisica occorre ritirarsi verso l’Ego, staccando per quanto possibile i propri pensieri dalle cose fisiche, per fissare l’attenzione sulle cose spirituali; tale atteggiamento facilita di molto la disgregazione del corpo astrale, evitando all’Ego di attardarsi inutilmente ai gradi inferiori del piano astrale.
Gli occultisti sostengono che sono molte le persone che rifiutano di indirizzare i loro pensieri verso le cose superiori, attaccandosi alle forme terrene con morbosa tenacia.
Nel corso del tempo, seguendo il normale cammino dell’evoluzione, anch’esse riescono a perdere il contatto con i mondi inferiori, ma così resistendo vanno incontro a numerose e inutili sofferenze e ritardano seriamente il loro progresso.
La cosa peggiore che un uomo ordinario possa prepararsi per la vita dell’Aldilà è un’esistenza inutile e monotona, priva di valori e di significativi interessi.
Un uomo che abbia condotto la sua vita terrena in trivialità e pettegolezzi, che si sia interessato soltanto di chiacchiere, di sport, di moda o di altre simili facezie, avrà una vita astrale insulsa e scolorita; è vero che non proverà sofferenze di rilievo, ma è altrettanto vero che non godrà di alcuna gioia intensa: non avendo coltivato nessun valido interesse durante la vita fisica, non ne avrà alcuno neppure durante la vita astrale.
In una situazione maggiormente penosa verrà a trovarsi chi ha avuto in vita violenti desideri di tipo inferiore, ad esempio un beone o un sensuale incallito. Mancando un corpo fisico indispensabile a soddisfarli ed essendo per propria natura essenzialmente astrali, tali desideri possono provocare notevoli sofferenze: di qui le numerose descrizioni di fiamme del Purgatorio che si trovano in quasi tutte le religioni e che stanno a simboleggiare, anche se in maniera insufficiente, le condizioni tormentose di una certa vita astrale.
Sulla base di ciò è legittimo affermare che l’uomo si crea da sé il proprio purgatorio e il proprio paradiso, i quali pertanto non sono affatto delle località, ma dei particolari stati di coscienza. Quanto all’inferno esso non è altro che una finzione dovuta all’immaginazione dei teologi.
In ogni caso né il purgatorio, né l’inferno, potrebbero essere eterni, perché una causa finita non può produrre effetti infiniti.
Ben diversa è la situazione di un individuo che abbia sul piano fisico condotto una vita nobile ed elevata ed abbia mostrato interessi di natura razionale o spirituale, ad esempio per la musica, la scienza, la letteratura, la filosofia. Per costui la vita astrale è veramente un “paradiso”. Egli può non solo continuare ad ascoltare della bella musica come in vita, ma può soddisfare la sua sensibilità musicale in modo più completo, giacché sul piano astrale esistono suoni ed armonie la cui perfezione trascende di molto i valori parametrici del mondo fisico. Non avendo più bisogno di dedicare tempo ed energie a “guadagnarsi la vita”, l’uomo ora è completamente libero di fare quel che gli piace, potendosi spostare facilmente e rapidamente da una parte all’altra, privo com’è dell’ingombrante e pesante fardello fisico. Evidentemente, è molto di più che fare una vita da pensionato, anche se con precisione da primo dirigente, poiché nel mondo astrale alla libertà dal “lavoro” si aggiunge la libertà dal corpo fisico e dai suoi progredenti acciacchi.
Se è uno storico o uno scienziato, ha a sua disposizione le biblioteche e i laboratori di tutto il mondo; inoltre egli è in grado adesso di comprendere la natura dei fenomeni molto meglio di prima, dal momento che nelle cose vede anche il funzionamento interno oltre a quello esterno, venendo così a scoprire molte cause di cui non conosceva che gli effetti. In queste sue attività l’uomo non solo non prova fatica alcuna, ma sente una gioia immensa ed è pervaso da un’indicibile soddisfazione. In simili condizioni, una persona con inclinazioni filantropiche può proseguire il suo benefico lavoro con molta più efficacia che sul piano fisico ed è in grado di aiutare migliaia di individui, raggiungendo risultati straordinari anche sotto l’aspetto della qualità.
Da un punto di vista generale, la vita sul piano astrale è molto più attiva che su quello fisico, essendo la materia astrale più “vitalizzata” della materia fisica ed essendo le forme maggiormente plastiche. Ne consegue che sul piano astrale le possibilità di godimento e di progresso sono ben maggiori che sul piano fisico; ma tali possibilità, a causa appunto della loro elevatura, richiedono per essere sfruttate una superiore dose di intelligenza.
Colui che sulla Terra abbia rivolto tutti i suoi pensieri e tutte le sua attenzioni a cose materiali, ben difficilmente sarà capace di approfittare delle condizioni più elevate offerte dalla vita astrale, giacché il suo spirito semiatrofizzato mancherà della forza necessaria per comprendere le possibilità di grado superiore messe a sua disposizione.
Nelle regioni dell’astrale l’uomo ritrova non soltanto le proprie forme pensiero, ma anche quelle create da altri. Queste ultime molto spesso non sono che il prodotto di pensieri di parecchie generazioni susseguitesi nel tempo, le quali hanno tutte pensato allo stesso modo.
In una particolare regione, che gli spiritisti usano denominare “sumerland”, individui accomunati da fattori razziali o religiosi tendono a riunirsi dopo la morte così come facevano in vita, formando in tal modo delle comunità distinte le une dalle altre, alla stessa guisa di quelle esistenti sulla terra.
Secondo i Maestri, ciò è dovuto non soltanto alle affinità naturali o spirituali, ma anche al fatto che sul piano astrale continuano a persistere le barriere del linguaggio, evidentemente di quello simbolico.
In buona percentuale le persone morte si assumono il compito di “angeli custodi” dei viventi, e questo per un certo numero di anni. Così una madre si assume il compito di vigilare e proteggere i propri figli, il marito affezionato si prende cura della propria vedova, l’amico si incarica di prestare aiuto e sostegno all’amico.
In certi casi, assolutamente eccezionali, uno scrittore, un compositore o un artista qualsiasi può assumersi il compito di comunicare le sue idee ad una persona del mondo fisico, la quale in tal modo ne diventa lo strumento più o meno passivo.
Molte opere attribuite a persone viventi sono in realtà lavoro di individui disincarnati in piena attività artistica nel mondo astrale; l’esecutore solo raramente ha coscienza della provenienza astrale della sua “ispirazione”, operando nella quasi totalità dei casi in stato di completa incoscienza.
Non molto tempo addietro uno scrittore, ben noto anche in campo internazionale, ebbe il coraggio di dichiarare in pubblico che numerosi suoi racconti erano stati scritti come sotto dettatura, per cui in realtà non li aveva scritti lui, ma un altro a mezzo suo. Può essere senz’altro questa la spiegazione dei numerosi scritti, di pregevole valore letterario, lasciatici da individui di poca cultura ma dotati di grandissima sensibilità e perciò in grado di essere in stretta relazione con talune entità superiori del mondo astrale, sia esso lungo o breve, l’uomo può essere raggiunto dalle influenze terrene.
Non è infrequente il caso in cui il dolore straziante di alcuni parenti e i lamentosi desideri degli amici rimasti sulla terra provochino forti vibrazioni nel corpo astrale di colui che è morto, risvegliando in tal modo la sua mente o “manas” inferiore.
Scosso dal suo sopore e rinverditi i suoi ricordi di vita terrena egli può essere indotto ad esercitare la propria volontà per mantenersi in contatto con il piano fisico, giungendo anche a tentare di comunicare con gli amici attraverso dei medium.
Un siffatto risveglio è per lo più accompagnato da dure sofferenze, e in molti casi viene sensibilmente ritardato il processo naturale del “ritiro” verso l’Ego.
I Maestri dell’occultismo non ci consigliano di dimenticare i morti, ma ci mettono in guardia sul come ricordarli. Essi ci avvertono infatti che, mentre il ricordo sereno ed affettuoso costituisce una forza positiva atta a favorire il progresso e l’evoluzione del defunto, il dolore e la desolazione o peggio ancora gli appelli morbosi ed egoistici (a questo riguardo risultano senz’altro perniciosi i disperati tentativi di comunicare con i propri morti, portati oggi da numerosi fanatici della psicofonia), non solo sono inutili ma fortemente nocivi, potendo ingenerare nei nostri “cari” sofferenze e turbamenti tali da rallentarne il cammino ascetico, proprio sulla base di tale presupposto la religione indù prescrive ai propri adepti le cerimonie del “Shraddha” e la religione cattolica invita i fedeli a pregare per i morti e a far celebrare le messe per suffragio dei defunti.
Preghiere, cerimonie, messe di suffragio hanno il potere di creare degli elementali che, operando sul corpo astrale, ne accelerano la disgregazione e di conseguenza “spingono” l’uomo verso la sua elevazione.
Una messa che venga celebrata con l’intenzione ben precisa di aiutare l’anima di un morto produce senza dubbio un beneficio al destinatario, grazie all’effusione di forza che viene messa in moto. Secondo i Maestri la forza pensiero che viene diretta verso il defunto attira inevitabilmente la sua attenzione, coinvolgendolo direttamente nella cerimonia e permettendogli di fruire immediatamente dei risultati.
Evidentemente la corrente di forza si sprigiona tanto dal prete officiante quanto dai parenti e dagli amici che presenziano alla cerimonia con la mente rivolta al “caro estinto”.
Oltre alle preghiere e alle messe di suffragio dirette a persone determinate, considerevoli risultati da un punto di vista occulto producono nel loro insieme le preghiere generali per i morti, come pure i voti sinceri e spontanei che vengono espressi nel corso delle messe domenicali o di talune cerimonie periodiche previste dal calendario ecclesiastico.
A questo riguardo l’Europa deve molto a quegli ordini religiosi che giorno e notte, nel silenzio dei loro monasteri, si sacrificano e pregano con convinzione per le anime dei defunti deceduti.


Questo sito utilizza cookie, anche di terze parti, per migliorare la tua esperienza e offrire servizi in linea con le tue preferenze. Chiudendo questo banner, scorrendo questa pagina o cliccando qualunque suo elemento acconsenti all’uso dei cookie.